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Guibodo
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mwbqGuibodo, citato anche come Wibodo, Viboldo e Vidiboldo (820Parma, 29 aprile 895), è stato un vescovo italiano.

Contents

Note

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Biografia

Una tradizione lo vuole nipote di mwcgCarlo Magno, o di mwcwCarlomanno di Baviera, figlio di mwdaLudovico II il Germanico, di cui invece era probabilmente solo consanguineo.

Nomina a vescovo e le missioni diplomatiche

Secondo mwdwIreneo Affò divenne mweavescovo di Parma nell'857 e mantenne questo incarico fino alla morte.cite-ref-0-1-0[1] Nel 860 è ricordato al seguito di mwfqLudovico II il Germanico prima in Romagna e poi a Spoleto, infine nel marzo dello stesso anno presiedette al processo contro il conte Ildeberto per conto dell'imperatore.cite-ref-0-1-1[1]

Fu coinvolto spesso come messo papale in missioni diplomatiche presso re germanici allo scopo di dirimere le dispute per il possesso della corona imperiale: fu presso mwgwCarlo il Calvo una prima volta nell'870, poi una seconda come messo dell'imperatrice mwhaEngelberga d'Alsazia nel 872.cite-ref-0-1-2[1]

Alla morte senza eredi dell'imperatore mwigLudovico II il giovane e alla conseguente incoronazione di Carlo il Calvo, Engelberga, schieratasi dalla parte di mwiwLudovico II il Germanico (fratello di Carlo e zio del defunto imperatore), cadde in disgrazia e con esso Guibodo, entrambi infatti si rifiutarono di giurare obbedienza al congresso di Pavia.cite-ref-0-1-3[1]

Guibodo si recò quindi a Roma e chiese l'intercessione di mwkqpapa Giovanni VIII che raccomandò Guibodo a Carlo il Calvo senza tuttavia riuscire a ottenere la riconciliazione. Nonostante ciò il vescovo di Parma godette della stima papale che lo destinò ad altre missioni diplomatiche, in particolare il 27 marzo 877 gli ordinò di consegnare due lettere, una a mwkgCarlomanno figlio di Ludovico il Germanico e una per l'imperatrice Engelberga, ritiratasi in un monastero presso mwkwBrescia, alla quale raccomandava di giurare devozione a Carlo il Calvo.cite-ref-0-1-4[1]

L'inizio del potere temporale dei vescovi di Parma

Alla morte dell'imperatore avvenuta nel 877 mwmgCarlomanno divenne re d'Italia e Guibodo si recò presso di lui per congratularsi. Il re, volle ripagare le sofferenze patite da Guibodo per aver parteggiato per il padre Ludovico II il Germanico nella lotta per il trono imperiale contro il defunto imperatore Carlo il Calvo, donandogli il possesso della corte regia di Parma. Il diploma dell'877 è andato perduto, ma è giunta sino ai nostri giorni il diploma dell'11 maggio 879 che confermava la cessione. Questo diploma sancisce l'inizio della commistione fra il potere spirituale e quello temporale dei vescovi di Parma.cite-ref-0-1-5[1] In forza della nuova situazione Guibodo il 29 dicembre 877 chiamò a congresso nel mwnwpalazzo di Parma, il mwoavescovo di Modena, il mwoqvescovo di Piacenza, diciotto sacerdoti, quattro diaconi e sei conti spiegando loro la sua intenzione di istituire il mwogCapitolo della Cattedrale di Parma, con sede nel mwowchiostro che fece appositamente costruire accanto alla mwpachiesa di Santa Maria: esso era costituito da un collegio di canonici e fu dotato nell'atto fondativo di numerosi beni fra i quali una parte destinata alla chiesa di Santa Maria, una parte per l'acquisto di incensi, ceri, lumi e una per il mantenimento dei canonici stessi, ma arricchito dalle entrate garantite dalle decime, da numerosi fondi, da varie cappelle, dall'ostello per viandanti e pellegrini, da metà dei diritti sul sale e dalle terre di mwpqSalsomaggiore.cite-ref-0-1-6[1]

Godendo della stima di mwqwCarlomanno e del suo successore mwraCarlo il Grosso, ricevette da entrambi in dono non solo diversi possedimenti regi all'interno della città di Parma e l'mwrqabbazia di Berceto, ma anche altri beni in diverse zone d'Italia. Queste grandi ricchezze, usate da Guibodo in opere di carità, ne aumentarono enormemente il prestigio tra i suoi contemporanei. Fra le altre acquisizioni del periodo si ricordano i castelli di: Rizzolo, Pupiano, Vezano, Fontanafredda, Martinasca, Rebulara, Ronco e Vicocerrone nel piacentino, e altre due corti (Morfascio e Vignoia), il monastero di San Prospero in Panigale (Bologna).cite-ref-0-1-7[1]

Nell'879 fu inviato dal papa come messo a Carlomanno per informarlo della situazione precaria in cui versava l'Italia minacciata dai mwswSaraceni, Carlo il Grosso a sua volta lo inviò a Roma per rendere omaggio al pontefice e lo fece passare da mwtaSpoleto per sollecitare il conte Guido contro gli infedeli.

Quando Arnolfo di Carinzia prese il possesso del regno di Germania, il duca del Friuli mwtgBerengario con il supporto di feudatari italiani si fece acclamare a Pavia re d'Italia. mwtwPapa Stefano V e Guibodo tuttavia rimasero fedeli al duca di Spoleto mwuaGuido armando milizie in suo favore e dopo due anni di guerra Berengario si vide costretto alla ritirata.cite-ref-0-1-8[1]

Recatosi a Piacenza presso il duca Guido, Guibodo fu ricompensato per la sua fedeltà con ulteriori beni: la mwvgchiesa di San Nicomede, un'isola sul Po, le terre di Vicopezzato (mwvwCopezzato) e a capo di mwwaTaro (mwwqColtaro); Guido nominò inoltre Guibodo suo cappellano e volle che lo seguisse a Roma per essere incoronato re d'Italia dal papa.cite-ref-0-1-9[1]

Nel testamento dell'892 Guibodo volle che tutti i beni a lui donati, dopo la morte della consanguinea Vulgunda passassero al mwxwCapitolo della Cattedrale di Parma.

Quando nell'894 mwyqArnolfo di Carinzia, re di Germania scese in Italia in soccorso di Berengario, Guido si ritirò in Lombardia, Guibodo allora ne approfittò per farsi ratificare il possesso delle sue proprietà in Italia, indicando con precisione quelle del parmense comprese fra Caput Parioli (località da collocarsi a nord di mwygFontanellato), la Selva di mwywSoragna, il lacum Sancti Secundi (mwzaSan Secondo Parmense), sino a Sacca di mwzqColorno (praticamente una buona parte della bassa parmense), in più nel comasco veniva confermato il possesso del monastero di Santa Maria e ai confini con la Toscana la corte di Corniolo.cite-ref-0-1-10[1]

Nel frattempo Guido, cercando di scacciare Arnolfo da Parma lo inseguì con le sue milizie ma morì improvvisamente mentre stava guadando il mwawfiume Taro. Guibodo volle quindi seppellirlo nella cattedrale di Parmacite-ref-0-1-11[1].

Ormai 75enne, Guibodo morì il 29 aprile 895. Fu sepolto con grandi onori nel mwcqduomo di Parma nella cappella di San Michele Arcangelo; quando la cattedrale fu ricostruita la sua cassa fu posta sopra la porta della sagrestia e quando i canonici nel 1567 restaurarono la sua tomba, vi collocarono al di sopra la seguente iscrizione: mwcgVidiboldo Caroli Magni nepoti Ecclesiae Parmen(sis) Episcopo et comiti viro religiosissimo canonici Parmen(ses) beneficii non immemores dignitatis eor(um) authori P. mdlxvii.cite-ref-0-1-12[1]

Note

cite-note-0-11. mwlqmwlgmwlwPortale dedicato alla Storia di Parma e a Parma nella Storia, a cura dell'Istituzione delle Biblioteche di Parmamwma ::: Dizionario biografico: Venusti-Viglioli, su mwmqparmaelasuastoria.it. mwmgURL consultato il 16 novembre 2016 mwmw(archiviato dall'mwnaurl originale il 17 novembre 2016).

Bibliografia

• N. Pelicelli, mwoaVescovi della Chiesa Parmense, 1936, pp. 53-68;
• A. Schiavi, mwogDiocesi di Parma, 1940, p. 237.

Voci correlate